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mercoledì 1 ottobre 2014

IL DENUNCIA-TTORE di FRANCESCA VACCARO #TEATRO

Sulla scia del Living Theatre ho pensato bene di introdurre un'attrice e performer che fa di questi due manifesti una vera e propria mèlange nelle sue performance. Figlia del Living Theate come lei stessa si definisce, Francesca Vaccaro, attrice, attualmente impegnata sul lavoro del “denuncia-ttore”, nuova
definizione performativa da lei coniata lavora con il suo gruppo teatrale con il quale organizza happening di protesta in piazza, per le vie della città, davanti agli edifici istituzionali, etc... La Vaccaro parte dal concetto che il “denuncia-ttore”, in quanto tale, vive dell'urgenza di urlare la cruda verità, di gridare la voce contro le ingiustizie, di mettere il corpo a disposizione della performance, e lo fa lavorando duramente con il suo gruppo teatrale, dando importanza al movimento dinamico del corpo come mezzo di espressione per la denuncia sociale. Francesca Vaccaro ha organizzato un Happening/Performance nelle strade di Palermo, partendo da piazza Sant'Anna fino ad arrivare di fronte al Teatro Massimo; tutti vestiti di bianco e con i volti coperti da maschere, passavano nelle vie della città eseguendo movimenti dinamici e allo stesso tempo plastici, caldi ma freddi, ora veloci ora lenti, brandendo slogan del tipo “Il teatro è libertà” o “Il teatro riflette”. Il tutto coreografato dalla Vaccaro che per mezzo di uno specchio puntato contro il pubblico conduceva la processione.

Francesca si è resa da subito disponibile ad un'intervista rispondendo così alle mie domande:

Che potere ha oggi la performance come azione di denuncia sociale? E secondo te per quale motivo si usa proprio la performance e non un altro tipo di denuncia come ad esempio una petizione o manifestazione? «È un discorso semplice e complesso allo stesso tempo ed è un ragionamento che sto facendo da tempo. La performance in realtà dà questa possibilità a chi la guarda: In questo momento io non sto vedendo un lavoratore in cassa integrazione che scende in
piazza e mi grida in faccia la sua frustrazione perchè non riesce a pagare le bollette, magari vede l'attrice Francesca Vaccaro che interpreta il ruolo della lavoratrice nella fabbrica etc, però siccome la denuncia è filtrata da questo momento performativo, questa cosa, probabilmente riesce a entrare più in profondità proprio perchè lo spettatore si pone come osservatore di un qualcosa che quasi non gli appartiene ma che sa che appartiene alla sua persona, è come se ci si prendesse un po' in giro in questo gioco. Quindi attraverso la performance riesci a trovare un canale più diretto di quanto non sia il rapporto diretto con il problema stesso. È come se la performance fosse un occhio di bue sul problema, è un faro del teatro e siccome quel momento è di spettacolo per chi guarda la realtà si ferma e rimane a guardare questa performance che è teatro ma rappresenta una realtà».

Ci sono tanti tipi di performances (Teatro, poesia, musica, folklore e via discorrendo). Credo però che la forma “Teatrale” sia la più potente, sei d'accordo? «Si. È più forte la performance teatrale perchè c'è un corpo che parla ed è vivo, quindi non può non essere uno specchio, anche chi in quel momento prende distanza da quello che sta guardando perchè magari non gli interessa, non lo condivide, ma è sullo stesso livello, fanno comunque parte dello stesso nucleo spettatore e attore. E poi dentro il teatro tutte le altre “performance” possono trovare una loro collocazione, io posso recitare una poesia e nello stesso tempo dipingere, contemporaneamente ci può essere una musica, un fotografo, quindi il teatro ha questa doppia valenza cioè può essere il corpo dell'attore ma anche il luogo fisico dentro il quale possono svilupparsi tutte le altre performances».

Come rispondono le istituzioni? «Le istituzioni non rispondono fino a quando il tuo evento non diventa interessante rispetto al movimento politico. Qui entra in gioco un discorso di politica, non c'è un discorso meritocratico […] Ogni forma di denuncia se viene fatta con coscienza viene guardata con sospetto. C'è molto silenzio, molta osservazione». Intervistando le varie realtà sociali ho notato che sono poco aperte a collaborazioni tra loro? Cosa pensi a riguardo? «Credo che chi lavora nel sociale non è molto diverso dalle persone che lui stesso sta denunciando, in realtà io per prima ho usato il teatro per conoscere me stessa e ho scoperto diversi mostri, ho scoperto di essere una persona terrificante che attraverso il teatro ha imparato delle cose. Il motivo per cui non c'è questa apertura è perchè tutti quelli che lavorano in questo ambito in realtà non hanno ben chiaro qual è il grande
ruolo che hanno, per cui c'è una contraddizione, c'è chi lavora nel sociale realmente perchè concepisce questo tipo di condivisione e chi opera con chiusura, ma questa è la paura, la paura di essere derubati, ma semplicemente perchè ci sono poche persone con idee originali».

Chi è il Denuncia-ttore?
«Ha un doppio significato, il denuncia-ttore è l'attore che denuncia, ma il secondo significato che è ancora più importante secondo me è l'attore che denuncia se stesso, cioè quell'attore che vuole recuperare la verità. Ci tengo a precisare che è proprio nostro questo termine, mio e del mio gruppo teatrale. È il bisogno dell'attore di denunciare in primis se stesso. I ragazzi che lavorano con me hanno bisogno di identificarsi in questa figura del denuncia-ttore, che sia qualcosa di nuovo oggi, per il bisogno di scuotere le persone intorpidite dai tempi moderni».

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